Sul gradino d'onore del podio: Un campione del mondo dei pesi gallo

Avevo appena avuto il tempo di sistemarmi nell’ostello, appoggiare le mie cose, che subito ero uscito – saranno state le undici o mezzanotte. Ero partito per Barcellona per starci sei mesi come se avessi dovuto restarci una settimana o poco più.

Ed ecco che percorrendo la Rambla verso il porto col naso per aria mi vedo sulla sinistra una stradina illuminata. Col passo veloce di chi vorrebbe fare tutto fin da subito mi ci dirigo convinto, e immaginate il mio stupore nello scoprire che quel pertugio baluginate è in realtà una piazza. Con le retine colte allo sprovvisto dallo splendore esotico di Placa Reial, mi riparo sotto i portici.

Mi prendo una cerveza in un bar e all’uscita mi ferma un tipo tutto sbilenco, un sudamericano basso e scapigliato. Mi chiede un sorso di birra, io gliela regalo tutta, ancora quasi piena. Allora lui mi inizia a parlare col suo spagnolo biascicato. Ai tempi lo spagnolo lo avevo studiato all’università, ma non si può dire che lo capissi alla perfezione, ciononostante riuscivo a seguirlo. Diceva di essere un pugile, e mi faceva vedere i pugni. Con questi – mi faceva – posso stendere chiunque. E mulinava le braccia barcollando e rovesciando la cerveza qua e la. Poi mi guardava strano, come se non gli credessi, ma solo un istante ed ecco che ricominciava. Un peso gallo. Ne aveva stesi tanti, di armadi grossi almeno quattro volte lui “con estos” e si guardava fiero le mani, e agitava i pugni. Saltellava, ora, avanti e indietro, coi capelli attaccati alla fronte dal sudore.

Campeòn del mundo” mi diceva. E la gente che urlava il suo nome, e lui in mezzo al ring che saltellava e schivava e colpiva, e la birra ora volava ovunque e lui costringeva alle corde l’avversario immaginario con fendenti precisi e diretti e montanti, ed io lo vedevo proprio, ci credevo.L’avversario iniziava a vacillare e alla fine cadeva. “Ko! Ko!” urlava “campeòn del mundo!”. Restai a guardarlo per più di un ora. Un campione del mondo dei pesi gallo. Non m’importava quanto di vero ci fosse nella sua storia. È una sciocchezza, ma mi sembrò l’esperienza più incredibile di tutta la mia vita.

Andrea Degl’Innocenti

Pontassieve (FI)

Ringraziamo per le foto: Seng1011

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